Sulle sponde. Essere ospite, ospitare.

23rd February 2026

di Valerio Cruciani

 

Nel corso di quest’ultimo viaggio a Morcone ho avuto modo di prendermi più tempo per lasciarmi andare. Infatti i luoghi poco familiari o nuovi ci chiedono di aprirci come faremmo con una persona appena incontrata: senza fretta, senza troppe regole, senza pretendere nulla e con il desiderio di poter offrire noi stessi. Questo secondo viaggio, in un certo senso, è stato il vero primo incontro con Morcone. Me lo suggerisce la sensazione con la quale me ne sono andato, ovvero con una nascente familiarità che inizia ad attecchire tra le sue pietre e con l’idea che sarei tornato, perché il paese ha iniziato a far parte del mio panorama interiore.

Il laboratorio «Sulle sponde» che ho tenuto insieme a Barbara Crescimanno ha certamente contribuito a farmi sentire così. Sono stati due giorni passati insieme ai ragazzi del Liceo, a due ospiti della Casa Famiglia per stranieri e agli utenti del Centro Anziani «Alto Sannio». Due giorni dedicati esclusivamente a Morcone, a ciò che lo rende vivo oggi, a come chi ci vive lo percepisce, lo ricorda, lo restituisce al presente e al futuro. Ascoltare le loro storie, i loro punti di vista su alcuni luoghi del paese, vederli disegnare una mappa completamente estranea alla rappresentazione topografica satellitare, fatta di percezioni collettive e individuali costruite nel tempo e stratificate, impastare i dolci di carnevale con loro, mi ha permesso di abbassare la guardia, di indossare sui panni del tutor e del professionista quelli della persona che sono ogni giorno. Mi sono mostrato e loro, i morconesi, si sono mostrati a me. 

E questo si è ripetuto in altre occasioni, durante gli incontri al caffè di Marino, nel pieno di una passeggiata guidata dall’archeologo Pasquale Marino o in casa dello psichiatra Lorenzo Piombo, che si è fatto intervistare con la disponibilità di chi riceve due nuovi amici in cucina. 

Non solo: stavolta ho avuto la possibilità di ampliare lo sguardo oltre i confini del paese e del suo centro storico. Marino più volte ci aveva consigliato di visitare il Ponte della Vedova, un luogo la cui storia, raccontataci da più morconesi in modi sempre diversi, affonda le sue radici tra leggenda e memoria. La vedova era una donna sola e disperata che si è gettata dal ponte? O era piuttosto una madre che ha voluto dedicare la costruzione del ponte alla memoria del figlio caduto nel fiume? O ancora, la parola «vedova» è frutto di una confusione tra italiano e dialetto, tra gorgo e Gorgone? Ormai la curiosità era troppa e insieme alle due referenti di RIMA, Virginia Monteforte e Antonella Sgobbo, siamo andati a conoscere questo posto con i nostri occhi. La camminata nel bosco, fatta di sentieri che si arrampicano su pietre coperte di muschio, tra boschi di castagni e querce, ti conduce in un’atmosfera magica. Il rumore della cascata si fa sempre più presente, fino all’epifania finale. Si giunge sul ponte di pietra, sotto il quale scorre veloce un fiume che si getta dall’alto di una cascata di cinque o sei salti, per poi proseguire a valle. Il suono dell’acqua che rimescola tra bolle e scrosci le pietre e irrora le pareti terrose e le radici degli alberi, ti avvolge come una coperta di cielo. Sono bastati pochi minuti e dei respiri profondi per dimenticare il mondo esterno. La cascata del Ponte della Vedova, lontana da tutto, densa di profumi verdi, marroni e bianchi, mi ha permesso di ritrovarmi e di sentirmi in pace con tutto ciò che mi circondava. Ho sempre immaginato così i luoghi incantati, in cui l’unione tra me e la terra è feconda di energie positive e creative. 

Infine, l’ultimo segno che conferma questo nuovo mio «stare» a Morcone è dato dalla piacevolezza delle riunioni di lavoro e delle occasioni conviviali. Proprio durante i pranzi e le cene condivisi con i compagni di quest’ultimo viaggio, ho potuto conoscere i due membri della compagnia teatrale Mana Chuma, Salvatore Arena e Massimo Barilla, e il loro musicista e compositore Luigi Polimeni. Passare qualche ora insieme a loro mi ha riportato alla mente i migliori momenti della mia giovinezza, la freschezza degli amici, la felicità del lavoro creativo, e quanto tutto questo sia in fondo ciò che, ruotando intorno a Morcone e avvenendo tra le strade di Morcone, riesca a rendere questo luogo nuovo subito più ospitale e familiare. 

Seguendo il tema del laboratorio «Sulle sponde», posso dire che stavolta non mi sono limitato a parlare di «casa» o di «ospitalità» come temi a me estranei: mi sono davvero sentito a casa. 

 

 

 

 

“Sulle sponde” (11 e 12 febbraio 2026, Centro Anziani Alto Sannio, Morcone, BN), è stato un laboratorio esperienziale di due giorni rivolto ai residenti del Centro Anziani, agli studenti dell'Istituto Omnicomprensivo Statale "De Filippo - Don  Diana" e ai ragazzi della Casa Famiglia. 

Il tema centrale del laboratorio è stato l’ospitalità. L’ospite è la persona che riceve e accoglie gli altri, amici o sconosciuti che siano, ma è anche la persona che viene accolta, che accetta di essere ospitata o che lo richiede: percepirsi come stranierə o sentirsi padronə di un luogo sono racchiusi in una stessa parola, e questi due estremi sono legati alla sensazione di sentirsi - o meno - ‘a casa’.

A partire da qui, dunque, abbiamo riflettuto intorno al tema più intimo e personale della casa. Ognuno di noi ha un’idea diversa di “casa”: è un luogo fisico rinchiuso tra quattro mura? È un luogo più ampio? Oppure è un pensiero, una sensazione fisica, una persona? 

Abbiamo anche chiesto cosa facciamo, una volta giunti in un posto nuovo per sentirci a nostro agio, oppure cosa facciamo per mettere a proprio agio chi accogliamo, specie se viene da fuori.

Abbiamo anche disegnato, con esperienze e ricordi, una mappa soggettiva di Morcone che ognuno dei partecipanti ha poi raccontato. 

La riflessione e lo scambio hanno, come sempre, coinvolto e messo a confronto chi è di Morcone e chi viene da fuori, con lo scopo di arricchire il paese di memorie, idee, domande e speranze.

Morcone come casa di chi ci è nato e di chi ci è arrivato. 

 

Sulle Sponde è il quinto laboratorio del progetto Memorive nell'ambito di TAM - La cultura è un fiume


 


 

 

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